L’impegno all’aiuto allo sviluppo in Zambia

COMUNDO: Tu sei partito nell’aprile 2015 alla volta dello Zambia, con l’obiettivo di sostenere il KATC nell’ampliamento della mandria di mucche da latte e nella vendita diretta. Qual’è stata a livello personale, la cosa più importante a cui hai potuto contribuire?
Markus Schär: Durante il mio impiego abbiamo potuto costruire presso il KATC un caseificio, dove ora vengono prodotti joghurt, feta, halloumi, panna e panna acida. Grazie alla vendita di questi prodotti a Lusaka, il KATC può fare guadagni e migliorare così la sua situazione finanziaria. La mia esperienza nel settore della lavorazione del latte ha aiutato molto nella costruzione del caseificio. Le entrate supplementari contribuiscono a sostenere anche per il futuro l’offerta di formazione e di consulenza del KATC nell’ambito del biologico. I piccoli contadini approfittano molto di queste possibilità, in quanto l’agricoltura biologica permette di garantire la fertilità del suolo e diminuisce la dipendenza dalle grosse multinazionali dell’agro-business.
Visto il successo dell’esperimento con il caseificio, ci si può ora espandere partendo da un inizio positivo. Infatti proprio prima del mio rientro in Svizzera, abbiamo gettato le basi per un progetto di caseificio ancora più grande.

Qual’è stata la motivazione per il tuo impegno, e ci torneresti?
Grazie a diversi presupposti favorevoli, 3 anni fa mi ero deciso a partire. Le tematiche che ruotano attorno alla problematica nord-sud, come ad esempio lo sfruttamento strutturale oppure i cambiamenti climatici, mi coinvolgono da tempo. Mi attirava l’idea di poter contribuire in modo concreto e a livello internazionale per una maggiore eguaglianza sociale. Inoltre mi interesso molto di agricoltura biologica, che ritengo una grande opportunità per i paesi del Sud. Infine volevo semplicemente affrontare un’avventura e scoprire quali modi di vivere ci offre il nostro pianeta. Sì, rifarei di nuovo l’esperienza: la vitalità e la gioia della gente mi hanno influenzato. Questo può sembrare un pò da cliché, ma è veramente incredibile con quale gioia di vivere ed energia positiva le persone affrontano la quotidianità e si aiutano, malgrado circostanze difficilissime. Le relazioni umane e interpersonali hanno un significato molto differente rispetto a qui da noi. Mi sono sentito accolto e integrato nella comunità degli impiegati del KATC e nelle loro famiglie.

Quali sono state le sfide più grandi?
I 3 anni trascorsi a Kasisi sono stati belli e carichi di incontri, rapporti, ma anche di duro lavoro: trovare il mio ruolo al KATC, ricercare i mezzi finanziari per il caseificio, realizzare il caseificio stesso e gestirlo, supportare pigrizia, e destreggiarmi con guasti ricorrenti. Le difficoltà a pianificare e l’incertezza, su chi e su cosa potessi fidarmi, mi davano talvolta grattacapi, e poi anche la sensazione che il progetto non andasse avanti. A ciò si aggiungeva il fatto che nel progetto dovessi assumere il ruolo di sostegno e non di conduzione, lavorando con le persone faccia a faccia. Come Muzungu (bianco) ero sempre confrontato con lo stereotipo del ricco e fortunato europeo, fatto a me inabituale, poichè conduco una vita semplice per i canoni svizzeri.

 

 

Ulteriori informazioni riguardo i progetti COMUNDO le trovate sotto www.comundo.org

Nel caso abbiate domande o desideriate informazioni, potete anche contattare direttamente Markus Schär:

Markus.schaer@gmx.ch

L’impegno all’aiuto allo sviluppo in Zambia

COMUNDO: Tu sei partito nell’aprile 2015 alla volta dello Zambia, con l’obiettivo di sostenere il KATC nell’ampliamento della mandria di mucche da latte e nella vendita diretta. Qual’è stata a livello personale, la cosa più importante a cui hai potuto contribuire?
Markus Schär: Durante il mio impiego abbiamo potuto costruire presso il KATC un caseificio, dove ora vengono prodotti joghurt, feta, halloumi, panna e panna acida. Grazie alla vendita di questi prodotti a Lusaka, il KATC può fare guadagni e migliorare così la sua situazione finanziaria. La mia esperienza nel settore della lavorazione del latte ha aiutato molto nella costruzione del caseificio. Le entrate supplementari contribuiscono a sostenere anche per il futuro l’offerta di formazione e di consulenza del KATC nell’ambito del biologico. I piccoli contadini approfittano molto di queste possibilità, in quanto l’agricoltura biologica permette di garantire la fertilità del suolo e diminuisce la dipendenza dalle grosse multinazionali dell’agro-business.
Visto il successo dell’esperimento con il caseificio, ci si può ora espandere partendo da un inizio positivo. Infatti proprio prima del mio rientro in Svizzera, abbiamo gettato le basi per un progetto di caseificio ancora più grande.

Qual’è stata la motivazione per il tuo impegno, e ci torneresti?
Grazie a diversi presupposti favorevoli, 3 anni fa mi ero deciso a partire. Le tematiche che ruotano attorno alla problematica nord-sud, come ad esempio lo sfruttamento strutturale oppure i cambiamenti climatici, mi coinvolgono da tempo. Mi attirava l’idea di poter contribuire in modo concreto e a livello internazionale per una maggiore eguaglianza sociale. Inoltre mi interesso molto di agricoltura biologica, che ritengo una grande opportunità per i paesi del Sud. Infine volevo semplicemente affrontare un’avventura e scoprire quali modi di vivere ci offre il nostro pianeta. Sì, rifarei di nuovo l’esperienza: la vitalità e la gioia della gente mi hanno influenzato. Questo può sembrare un pò da cliché, ma è veramente incredibile con quale gioia di vivere ed energia positiva le persone affrontano la quotidianità e si aiutano, malgrado circostanze difficilissime. Le relazioni umane e interpersonali hanno un significato molto differente rispetto a qui da noi. Mi sono sentito accolto e integrato nella comunità degli impiegati del KATC e nelle loro famiglie.

Quali sono state le sfide più grandi?
I 3 anni trascorsi a Kasisi sono stati belli e carichi di incontri, rapporti, ma anche di duro lavoro: trovare il mio ruolo al KATC, ricercare i mezzi finanziari per il caseificio, realizzare il caseificio stesso e gestirlo, supportare pigrizia, e destreggiarmi con guasti ricorrenti. Le difficoltà a pianificare e l’incertezza, su chi e su cosa potessi fidarmi, mi davano talvolta grattacapi, e poi anche la sensazione che il progetto non andasse avanti. A ciò si aggiungeva il fatto che nel progetto dovessi assumere il ruolo di sostegno e non di conduzione, lavorando con le persone faccia a faccia. Come Muzungu (bianco) ero sempre confrontato con lo stereotipo del ricco e fortunato europeo, fatto a me inabituale, poichè conduco una vita semplice per i canoni svizzeri.

 

 

Ulteriori informazioni riguardo i progetti COMUNDO le trovate sotto www.comundo.org

Nel caso abbiate domande o desideriate informazioni, potete anche contattare direttamente Markus Schär:

Markus.schaer@gmx.ch